Fondo impresa donna: incentivi per l'imprenditoria femminile previsti dal PNRR

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha firmato in data 4 ottobre 2021 il decreto interministeriale che attiva il Fondo Impresa Donna per rafforzare gli investimenti e i servizi a sostegno dell’imprenditorialità femminile.

L’obiettivo del Fondo impresa donna è quello di incentivare la partecipazione femminile al mondo delle imprese, supportando le competenze e la creatività per l’avvio di nuove attività imprenditoriali e la realizzazione di progetti innovativi, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.

La misura è istituita con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno le risorse del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), pari a 400 milioni, destinate all’imprenditoria femminile. Il progetto, in particolare, costituisce un intervento cardine inserito tra le linee di intervento del ministero dello Sviluppo economico nel PNRR.

Il piano di distribuzione delle risorse dovrebbe essere così organizzato:

  • 25 milioni per il 2021
  • 50 milioni per il 2022
  • 75 milioni per il 2023
  • 100 milioni per il 2024
  • 100 milioni per il 2025
  • 50 milioni per il 2026

 

In base alle anticipazioni di stampa, la bozza del decreto si svilupperebbe su tre linee.

Le prime due linee, nascita e consolidamento delle imprese femminili, avrebbero a disposizione 32,5 milioni; mentre la terza linea, dedicata alla diffusione della cultura imprenditoriale e formazione, dovrebbe poter contare su 6,2 milioni. A questi si aggiungerebbero anche 1,3 milioni destinati alla gestione della misura affidata a Invitalia.

È evidente quindi che il Fondo Impresa Donna vuole essere uno strumento operativo funzionale al raggiungimento degli scopi fissati dal PNRR, nello specifico:

  • promuovere l’imprenditoria femminile, sistematizzando e ridisegnando gli attuali strumenti di sostegno rispetto a una visione più aderente ai fabbisogni delle donne
  • sostenere la realizzazione di progetti aziendali innovativi per imprese già costituite e operanti a conduzione femminile o prevalente partecipazione femminile (digitalizzazione delle linee di produzione, passaggio all’energia verde, ecc.);
  • sostenere l’avvio di attività imprenditoriali femminili attraverso la definizione di un’offerta che sia in grado di venire incontro alle necessità delle donne in modo più puntuale (mentoring, supporto tecnico-gestionale, misure per la conciliazione vita-lavoro, ecc.);
  • creare un clima culturale favorevole ed emulativo attraverso azioni di comunicazione mirate che valorizzino l’imprenditorialità femminile, in particolare, presso scuole e università.

Gli aiuti dovrebbero rivolgersi a quattro categorie di beneficiari:

  • cooperative e società di persone con ameno il 60% di donne socie;
  • società di capitale con quote e componenti del cda per almeno due terzi di donne;
  • imprese individuali la cui titolare è una donna;
  • lavoratrici autonome.

Sarebbero ammesse attività nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio e del turismo con programmi di investimento da realizzare entro due anni il cui tetto di spese ammissibili è fissato a:

  • 250mila euro per le nuove imprese;
  • 400mila per quelle già esistenti.

Anche se il testo non è ancora ufficiale, posto che in ogni caso la sede legale e/o operativa dell’impresa deve essere collocata in Italia, dovrebbero essere ammesse imprese costituite da meno di un anno e le persone fisiche che intendono avviare l’attività purché si costituiscano entro 60 giorni dall’esito positivo di valutazione della domanda. Nel caso di lavoratrici autonome, fa fede l’apertura della partita Iva, da presentare anch’essa entro 60 giorni.

Esisterà poi una distinzione tra le imprese nascenti e quelle in fase di consolidamento.

Nel primo caso, infatti è previsto il contributo a fondo perduto, che copre fino all’80% delle spese ammissibili fino a un massimo di 50 mila euro (per programmi di spesa entro i 100 mila euro). Per le donne disoccupate invece la percentuale sale al 90 %. Se il programma prevede invece spese superiori a 100 mila euro e fino a 250 mila euro, la copertura scende al 50%.

In caso si tratti di imprese già esistenti e quindi di consolidamento d’impresa, occorrerà verificare.

  • se l’impresa è costituita da almeno un anno e non più di tre, le agevolazioni si presentano per il 50% come fondo perduto e per un altro 50% come finanziamento agevolato di 8 anni a tasso zero, fino all’80% delle spese ammissibili
  • se invece l’azienda ha più di tre anni le spese di capitale circolante sono agevolate solo con il fondo perduto, mentre quelle di investimento anche con il finanziamento agevolato. Sono ammissibili però soltanto le spese sostenute dopo la presentazione della domanda oppure, nel caso di persone fisiche, dopo la data di costituzione dell’impresa o dell’apertura della partita Iva. È inoltre previsto un  voucher  fino a 5mila euro da spendere in assistenza tecnica e di gestione dell’impresa (di cui 3mila euro per servizi di Invitalia)

Le spese ammissibili saranno tutte quelle afferenti a

  • impianti;
  • macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica;
  • immobilizzazioni immateriali;
  • servizi cloud per la gestione aziendale;
  • personale dipendente, sia a tempo indeterminato che determinato.

Con un successivo provvedimento del MISE verrà fissata la data di partenza delle domande, che andranno presentate online attraverso la piattaforma di Invitalia e poi valutate secondo l’ordine di presentazione con un esame di merito. Quest'ultimo andrà a considerare i vari criteri, dal progetto imprenditoriale alle potenzialità del mercato di riferimento, con una premialità assegnata alle iniziative ad alta tecnologia.

La piena operatività è prevista orientativamente per il mese di Marzo 2022.

Andrea Ferrario

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